Cito in breve alcuni casi esemplificativi identificandoli con le lettere dell’alfabeto per questioni di riservatezza.

Premetto -  così da non doverlo specificare per ogni caso sotto elencato – che ogni persona rivoltasi ai miei trattamenti per cercare di risolvere un disturbo, è stata da me invitata a rivolgersi al proprio medico curante in concomitanza dei trattamenti di Riflessoterapia o altre volte in via esclusiva qualora non fosse già stato fatto.

ADULTI

Caso A: Una signora di 61 anni riferisce una costante nausea persistente al risveglio ogni mattina da più di un anno che la costringe a letto fino a tarda mattinata. Approfondimenti clinici e diagnostici avevano rilevato una modesta ernia iatale non ritenuta responsabile del disturbo divenuto ormai cronico, la nausea. A seguito del settimo, ottavo e nono trattamento, l’abituale nausea si fa per 48 ore circa più intensa del solito tanto che la signora propende per l’interruzione dei trattamenti, se non che si accorge anche che ai primi due giorni di nausea molto accentuata succedono però giornate in cui la nausea è appena percettibile tanto da non impedirle l’esecuzione delle sue normali attività. Le consiglio di avere pazienza facendole presente che una breve riacutizzazione dei sintomi è spesso prodromo alla risoluzione del problema. Decide allora di continuare e dalla dodicesima terapia in poi il disturbo gradualmente scompare. Si decide di mantenere un trattamento preventivo periodico data la estrema suscettibilità del suo sistema gastrointestinale agli eventi avversi nella vita quotidiana.

 Caso B: Una giovane donna  durante il puerperio lamentando algie cervicali e lombosacrali caratterizzate da fasi acute e brevi periodi di remissione. Tra gli altri disturbi cita una sinusite cronica. Alla prima valutazione si presenta con cefalea persistente da una decina di giorni non risolta né mitigata dall’assunzione di farmaci. Propongo ed eseguo due trattamenti piuttosto ravvicinati.

A seguito del secondo trattamento la paziente riferisce abbondante eliminazione di muco nasale di intensa colorazione e consistenza e cessazione della cefalea.

Proseguendo nei trattamenti, volti al trattamento analgesico e causale dei dolori al rachide noto alcuni segni presenti  sul piede correlati ad una specifica zona del corpo, che, insieme ad alcune considerazioni della paziente mi portano a ragionare su alcune connessioni che mi spingono a consigliarle di rivolgersi al medico di base per valutare con lui l’opportunità o meno di una visita cardiologica. Il medico riterrà poi opportuni tali approfondimenti e da essi risulterà una forma di cardiopatia degenerativa.

Caso C: Un signore di 53 anni si presenta per disturbi del sonno che durano da circa 7 mesi ed un’ansia persistente cui non riesce a dare spiegazione. Già dal primo trattamento riferisce di essersi addormentato la sera stessa molto prima del solito, circa due ore prima e di essersi svegliato una sola volta durante la notte anziché le svariate volte abituali. Continuando nei  trattamenti il paziente risolve il problema del riposo notturno riuscendo a dormire per sette ore consecutivamente ogni notte.

Caso D: Una signora di 65 anni si accosta ai trattamenti di riflessoterapia perché sente molto piacevole il massaggio al piede pur non conoscendone le effettive potenzialità. Nel corso dei trattamenti mi comunica di soffrire di un dolore alla spalla dx talmente forte da procurarle frequenti risvegli notturni e di essere in procinto di sottoporsi ad una risonanza magnetica. Il disturbo funzionale alla spalla consisteva nel non essere in grado di elevare il braccio al di sopra della linea clavicolare.

Già dopo il primo trattamento mirato alla spalla mi dice di essere riuscita a dormire profondamente senza risvegli indotti dal cambiamento posizione e di riuscire a muovere più facilmente il braccio tanto da non voler più sottoporsi all’indagine diagnostica. Le spiego invece che è assolutamente necessario fare le opportune verifiche e proseguire con l’iter diagnostico al fine di prendere i provvedimenti che il medico riterrà più opportuni.

Caso E: Una donna di 71 anni soffre di stipsi propulsiva e lombalgia. Già dopo i primi 6 trattamenti l’algia lombare scompare, mentre la stipsi, avendo appurato essere cronica (evacuazioni monosettimanali se non assume lassativi), la sua situazione non viene migliorata dai trattamenti di Riflessoterapia.

Quando una persona si presenta per cercare di regolarizzare la funzione intestinale di evacuazione chiedo sempre se si tratti di una condizione di cambiamento rispetto alla situazione abituale (pur perdurando a volte da alcuni mesi) oppure si tratti di una situazione che io definisco fisiologica ossia un ritmo di evacuazione lento da sempre caratteristico di quella persona.

Nel primo caso tramite la Riflessoterapia si interviene con successo, mentre nel secondo non ho personalmente mai avuto riscontri positivi.

Caso F: Una donna di 48 anni si accosta al trattamento per curiosità non avendo al momento alcun disturbo da risolvere. Nel corso della stesura del primo referto palpatorio mi accorgo che nessuna area del piede risulta dolente, anche nei punti riflessi che dovrebbero esserlo abitualmente. Mi accorgo dal referto visivo che il punto riflesso del naso presenta bilateralmente una particolare protuberanza ossea. Le chiedo se avesse avuto disturbi nell’area del naso e solo dopo lunga riflessione le torna in mente di avere avuto circa 10 anni prima una forte rinite e di non essere da allora più riuscita a percepire gli odori e di avere una dispercezione del gusto. Lavoro sulla zona del piede nella zona riflessa di naso, bocca gola e orecchie e sulle aree correlate. Dopo il quarto trattamento la signora riferisce un parziale recupero della funzione olfattiva.

Caso G: Un uomo di 46 anni soffre di un dolore acuto intermittente e occasionale in regione iliaca dx. Vari controlli e iter diagnostici non avevano risolto il sintomo. Il disturbo si risolve al 15° trattamento e ad oggi (a 3 anni dall’interruzione dei trattamenti) non si è più ripresentato. Si osservava una intensificazione nella frequenza del sintomo in concomitanza di eventi fonte di forte tensione emotiva per il paziente stesso.

Caso H: Donna di 36 anni. Algia in zona coccigea dopo caduta avvenuta un anno prima (non esitata in frattura). Cessazione della sintomatologia dopo il quinto trattamento.